Chi ha inventato i Labubu: storia, designer e universo creativo dei personaggi più amati del toy design asiatico

In un’epoca in cui il design si estende ben oltre l’oggetto funzionale per abbracciare l’identità, la cultura e l’immaginario, il mondo dei designer di toy art rappresenta uno dei fenomeni più significativi e affascinanti degli ultimi anni.
Tra i personaggi più iconici e collezionati del panorama contemporaneo spiccano i Labubu: creature misteriose, espressive, malinconiche e teneramente inquietanti, divenute veri e propri simboli di una nuova cultura del gioco e del collezionismo. Ma chi li ha inventati?

La risposta è un nome che, per chi frequenta il mondo del pop design orientale, suona familiare quanto quello di una rockstar: Kasing Lung.
Illustratore, artista, narratore visivo e designer, Lung è la mente creativa dietro l’universo dei Labubu, personaggi che nascono da un’estetica personale raffinata e da un linguaggio visivo capace di connettere l’infanzia, il mito e l’ombra.

Kasing Lung: dall’illustrazione alla toy art

kasing lung labubu

Nato a Hong Kong e cresciuto in Belgio, Kasing Lung si forma come illustratore, e inizia la sua carriera pubblicando libri per l’infanzia con uno stile personale, onirico e pieno di riferimenti alla cultura pop, ai racconti folklorici asiatici e alle leggende urbane.
Nei suoi lavori illustrati, si avverte fin da subito un forte legame con il mondo dell’immaginario emotivo infantile: quello in cui la paura e la meraviglia si confondono, dove il mostro non è mai solo cattivo, e dove il confine tra reale e fantastico è volutamente sfumato.

Lung è noto per le sue creature dal design essenziale ma profondamente espressivo: grandi occhi malinconici, corna, denti aguzzi, posture incerte e sguardi sospesi. Tra queste figure, il personaggio di Labubu emerge come l’alter ego per eccellenza dell’artista.

Labubu nasce come illustrazione, ma nel tempo prende forma come scultura, vinile, oggetto, icona. La collaborazione con How2work, azienda hongkonghese specializzata in art toy, permette di trasformare questa figura in una serie di collezionabili in edizione limitata, subito ricercatissimi da collezionisti e appassionati di tutto il mondo.

Chi è Labubu?

labubu

Labubu è un piccolo essere antropomorfo, con le orecchie lunghe, i denti in vista e un’espressione malinconica ma viva.
Non è né umano né animale, né buono né cattivo. Vive in un universo narrativo chiamato The Monsters, popolato da altre creature enigmatiche. La sua estetica è semplice, ma non banale. Ogni sua versione – da quella classica a quelle ispirate alle stagioni, agli elementi o ai miti – è un frammento narrativo, una microstoria silenziosa che comunica per linee, proporzioni e colore.

Labubu non è solo un giocattolo. È un character design carico di personalità, capace di parlare a pubblici differenti: bambini, designer, illustratori, collezionisti, adulti nostalgici, appassionati di cultura kawaii e gotica allo stesso tempo.
In Labubu convivono la dolcezza del peluche e la profondità dell’oggetto d’arte. È il perfetto esempio di come il toy design possa fondere linguaggio visivo, storytelling e design narrativo.

Perché i Labubu sono diventati un fenomeno globale?

Il successo dei Labubu non è casuale, né limitato al solo prodotto.
È il risultato di una visione coerente e riconoscibile, di una capacità rara di costruire un universo narrativo tridimensionale, e di una strategia editoriale e produttiva che valorizza il limite (edizioni limitate, varianti rare, storytelling visivo, community attive).

A contribuire alla loro ascesa vi è anche l’incredibile successo del mercato secondario dei toy designer: edizioni vendute in poche ore, reselling con quotazioni da capogiro, eventi esclusivi in tutto il mondo (Hong Kong, Shanghai, Tokyo, Berlino, Taipei).
I Labubu diventano così oggetti di culto, esposti nelle case, nei concept store, nelle vetrine dei musei del giocattolo contemporaneo. Ma soprattutto, diventano emblemi di una nuova sensibilità progettuale, in cui il gioco è linguaggio, il design è racconto, e il collezionismo è un atto culturale.

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Il toy design tra cultura del gioco e progetto visivo

Quello di Kasing Lung con i Labubu è molto più di un semplice caso di successo commerciale o artistico.
È un esempio emblematico di come il giocattolo possa evolversi in un prodotto progettuale complesso, capace di fondere:

  • estetica e semiotica visiva,

  • storytelling e costruzione narrativa,

  • funzione simbolica e affettiva,

  • progettazione industriale e artigianalità,

  • dinamiche di mercato e cultura di nicchia.

Nel caso dei Labubu, il design non si limita alla forma dell’oggetto, ma coinvolge il modo in cui viene raccontato, collezionato, vissuto.
Ogni variante del personaggio comunica un’emozione. Ogni set, ogni uscita, ogni collaborazione è pensata come capitolo di un racconto visivo e tattile. Questo approccio è esattamente ciò che distingue il toy design contemporaneo da una semplice produzione di giocattoli.

Chi progetta oggi per il mondo del gioco – soprattutto nel segmento “art toy”, “playful object”, “collectible design” – deve avere una cultura visiva solida, ma anche consapevolezza dei materiali, dei processi produttivi, delle norme di sicurezza, delle dinamiche esperienziali del gioco stesso.

Il corso di Toy Design NAD: un percorso formativo per designer del gioco contemporaneo

Corso Toy Design

Proprio in questa direzione si muove il Corso breve in Toy Design proposto da NAD – Nuova Accademia del Design: un programma pensato per formare figure professionali capaci di progettare esperienze playful consapevoli, concrete e creative.

Un approccio multidisciplinare

Il corso affronta il tema del gioco da prospettive diverse:

  • Sociologica ed evolutiva, per comprendere il valore del gioco nelle varie fasi della vita e nelle diverse culture;

  • Progettuale, con focus sul processo che porta dall’idea al prototipo e al playtest;

  • Tecnico e normativo, per conoscere materiali, sicurezza e requisiti funzionali;

  • Strategico, per imparare a dialogare con aziende del settore, presentare prodotti, partecipare a fiere ed eventi.

La modalità è flessibile e professionale:

  • Percorso breve di 3 mesi, in live streaming o registrato, con frequenza serale, perfetto anche per chi lavora o studia.
  • Accesso a numero chiuso, per garantire qualità e confronto diretto con i docenti.
  • Partenza: settembre – in linea con il calendario accademico.

Contenuti del programma

Gli argomenti spaziano dalla definizione di “gioco” alla differenza tra gioco e giocattolo, passando per:

  • tipologie di prodotto in base al target (infanzia, adolescenza, adulti);

  • progettazione inclusiva;

  • materiali e sicurezza certificata;

  • prototipazione e test di giocabilità;

  • tendenze attuali (eco-design, digital toy, gamification);

  • e applicazioni del design giocoso in ambiti extraludici (arredo, marketing, didattica).

Un programma che fornisce strumenti concreti, ma anche una visione ampia su come il design possa parlare il linguaggio del gioco senza rinunciare a rigore, ricerca e sperimentazione.

Perché i Labubu sono un caso studio formativo

labubu-mania borsa design

I Labubu non sono giocattoli nel senso classico. Sono artefatti narrativi, oggetti da collezione, elementi culturali.
Per questo rappresentano un case study ideale per chi studia Toy Design. Perché dimostrano come:

  • una visione autoriale forte può generare un’intera linea di prodotti,

  • un character design ben progettato può diventare marchio, universo narrativo, simbolo,

  • l’ibridazione tra arte, illustrazione e design può creare valore culturale e commerciale,

  • l’oggetto ludico può avere anche un valore emotivo, riflessivo, persino poetico.

Analizzare il lavoro di Kasing Lung, così come quello di altri artisti del settore, aiuta i futuri progettisti a immaginare una carriera non solo nel settore dell’infanzia, ma anche in quello del collezionismo, dell’intrattenimento culturale, dell’educazione e del marketing emozionale.

Progettare per giocare è un atto serio

L’universo dei Labubu, con la sua forza espressiva e la sua coerenza progettuale, dimostra che il gioco è oggi uno dei linguaggi più potenti del design contemporaneo.
Non è un’attività da bambini, ma un campo d’azione interdisciplinare in cui si incontrano psicologia, estetica, comunicazione, industria e narrazione.

Per questo, formarsi nel toy design significa acquisire competenze trasversali ma anche una nuova sensibilità progettuale: capace di ascoltare, osservare, immaginare.
Chi sceglie il corso in Toy Design di NAD si prepara a entrare in un mondo in evoluzione, in cui il gioco è progettazione, cultura e possibilità.

Scopri di più sul Corso breve in Toy Design di NAD – Nuova Accademia del Design:

https://accademiadeldesign.com/corsi-brevi/toy-design/

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