
LineaPelle è la più importante rassegna internazionale dedicata a pelli, accessori, componenti, tessuti, sintetici e modelli: in altre parole, la fiera della “materia” e della filiera, più che del prodotto finito. Nasce a Milano nel 1981 e si svolge due volte l’anno a Fiera Milano Rho (febbraio per le collezioni estive, settembre per quelle invernali), con estensioni come LineaPelle New York e LineaPelle London.
È una fiera trasversale: parla a calzatura, pelletteria, abbigliamento, ma anche a arredamento e progettazione, perché il materiale (e il suo processo) è spesso il vero innesco del progetto. Non a caso, tra i “settori espositori” sono ammessi materiali e componenti, non il prodotto finito.
LineaPelle 107 (11–13 febbraio 2026): un luogo in cui leggere i segnali per chi progetta
LineaPelle Milano si tiene dall’11 al 13 febbraio 2026 a Fiera Milano Rho (edizione numero 107). Secondo i dati comunicati dall’organizzazione (aggiornati al 15 gennaio 2026), l’edizione 107 conta 841 espositori provenienti da 32 Paesi.
Per dare un ordine di grandezza “storico”, LineaPelle ha pubblicato anche i dati statistici dell’ultima edizione rendicontata (febbraio 2025): 1106 aziende espositrici da 40 Paesi e 23.800 operatori economici coinvolti.
Per NAD – Accademia del Design, LineaPelle non è solo una presenza: è un osservatorio operativo. Un luogo in cui leggere i segnali che contano davvero per chi progetta oggi: tracciabilità, rigenerazione, riduzione degli scarti, evoluzione dei processi digitali, nuove richieste di mercato e nuovi standard.
E l’edizione 107 è costruita proprio come piattaforma di contenuti e contaminazioni: torna LineaPelle Interiors (progetto che mette in dialogo fashion industry e design economy) e si affaccia anche un’area tematica come LineaPelle Après-Ski, oltre a sinergie e talk che insistono su tracciabilità e nuovi modelli di filiera.
Il ruolo della pelle nel design: tra interior e fashion
La pelle è uno dei pochi materiali capaci di attraversare interior e fashion senza cambiare statuto: non è un semplice rivestimento, ma una materia di progetto. Nel mondo della moda, la pelle è identità e performance insieme: determina la struttura di una borsa, la tenuta di una calzatura, la qualità tattile di un capo; dialoga con cuciture, bordature, accessori metallici e processi di finitura che trasformano un oggetto in linguaggio. Nell’interior, invece, la pelle diventa architettura domestica: riveste imbottiti e sedute, definisce la percezione del comfort, “regge” il tempo attraverso patine, microsegni, variazioni cromatiche. È un materiale che non si limita a coprire: costruisce l’esperienza d’uso, perché porta con sé una grammatica fatta di resistenza, manutenzione, invecchiamento, luce.
Oggi questa continuità tra fashion e interior è ancora più interessante perché la pelle si trova al centro di tre trasformazioni: innovazione di processo (tinture, finissaggi, trattamenti performanti), tracciabilità e responsabilità (origine, filiera, riduzione degli scarti, rigenerazione), e ibridazione materica (accoppiati, inserti, mix con tessuti tecnici e materiali bio-based).
In questo senso, parlare di pelle a LineaPelle significa parlare di design nel suo punto più vero: là dove la forma non nasce da un’idea astratta, ma da ciò che la materia consente, suggerisce e impone. Per NAD – Accademia del Design, essere presenti in fiera significa portare la formazione dentro la filiera, leggere da vicino materiali e processi, e trasformare questi segnali in competenze progettuali reali per gli studenti. Ne abbiamo parlato con Nicola Pighi, fondatore e Presidente di NAD, in una breve intervista che mette a fuoco il valore di LineaPelle come osservatorio su materiali, innovazione e cultura del fare.
Intervista a Nicola Pighi: LineaPelle come osservatorio su materiali, processi e filiera
Abbiamo raccolto il punto di vista di Nicola Pighi su perché LineaPelle è un osservatorio strategico e su come questi segnali entrano nella formazione.
Perché è importante che NAD sia presente a LineaPelle?
Essere a LineaPelle significa stare dove il progetto incontra la materia prima. Per NAD è fondamentale presidiare i luoghi in cui si definiscono i trend non solo estetici, ma tecnologici e sostenibili. La fiera è il momento in cui la teoria dell’aula si scontra con la realtà industriale e artigianale d’eccellenza.
Qual è il segnale più interessante che ti aspetti di cogliere in fiera quest’anno (materiali, processi, filiera)?
Mi aspetto un’ulteriore spinta sulla tracciabilità e sulla rigenerazione delle fibre. Il segnale più forte non sarà solo il “nuovo materiale”, ma come i processi digitali stiano ottimizzando la filiera per ridurre gli scarti, rendendo il lusso sempre più responsabile.
Che cosa cambia nel lavoro del designer quando cambiano materiali e processi produttivi?
Cambia il punto di partenza: il designer non disegna più solo una forma, ma deve progettare il ciclo di vita dell’oggetto. La conoscenza della materia diventa il vincolo creativo che abilita l’innovazione.
Qual è oggi il ruolo di un’Accademia come NAD rispetto alla filiera e all’innovazione dei materiali?
NAD agisce come un ponte e un laboratorio di sintesi. Dobbiamo tradurre l’innovazione tecnica delle aziende in un linguaggio progettuale comprensibile e applicabile dagli studenti, formando professionisti che sappiano parlare la lingua della produzione.
Quali sono le 3 competenze più decisive per i giovani designer oggi?
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Pensiero critico: saper distinguere il vero valore dalla superficie.
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Padronanza tecnica dei materiali: conoscere le prestazioni per innovare.
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Adattabilità tecnologica: saper integrare strumenti digitali (AI, modellazione avanzata) nel processo creativo.
In che modo NAD trasforma questi segnali (fiere, aziende, materiali reali) in didattica e progetti?
Attraverso un aggiornamento costante dei nostri moduli: portiamo i casi studio delle aziende partner direttamente in aula e spingiamo gli studenti a sperimentare con campionature reali, affinché il progetto non resti mai solo su carta.
Che tipo di collaborazione tra formazione e imprese vorresti vedere crescere nei prossimi mesi?
Vorrei vedere sempre più “open innovation”: aziende che aprono le porte ai nostri studenti per workshop sperimentali, dove il rischio creativo dell’accademia può fecondare l’esperienza tecnica dell’impresa.
Un consiglio pratico per studenti e giovani designer: come usare una fiera come LineaPelle in modo intelligente?
Non guardate solo i prodotti finiti. Guardate i campioni di scarto, toccate le texture, parlate con i tecnici allo stand. Chiedetevi sempre: “Perché questo materiale è stato fatto così?”. Fate domande tecniche, non solo estetiche.
Per chi studia design, la fiera è una palestra di sguardo: si impara a fare domande tecniche, a leggere texture e campioni, a capire perché un materiale è stato progettato così. È il punto in cui il design smette di essere un’idea e diventa un processo. Ed è da qui che, come NAD – Accademia del Design, vogliamo continuare a costruire progetti, didattica e dialogo con le imprese.


