Luce, idee e immaginazione: la vita visiva del visual designer Pietro Grandi

L’incontro con Pietro Grandi alla NAD di Verona

Ludovica Alberti, studentessa del terzo anno del corso di Interior Design presso NAD – Nuova Accademia del Design, ha avuto l’occasione di partecipare a un incontro formativo con Pietro Grandi, affermato visual designer e illustratore italiano. Il talk si è tenuto venerdì 04 aprile 2025 presso l’Aula Magna della sede NAD di Verona, e ha rappresentato un’importante opportunità per gli studenti di confrontarsi direttamente con un professionista del mondo del design visivo, attivo a livello internazionale. Un evento coinvolgente che ha acceso riflessioni profonde sul ruolo della creatività, della tecnologia e della luce nella comunicazione visiva contemporanea.

La curiosità come motore del design visivo

E se vi dicessi che tutto ha avuto inizio da una storia raccontata al piccolo Pietro dal nonno di colui che l’ha fatto nascere… vi incuriosisco? Allora non aspettate oltre e lasciatevi guidare: “seguite la vostra curiosità”. È infatti la curiosità il motore della creatività, e da essa nasce l’universo creativo di Pietro Grandi, visual designer italiano di talento.

Un visual designer autodidatta, tra passione e innovazione

Pietro Grandi è l’esempio perfetto di quanto la passione possa superare ogni percorso formale: ha imparato tutti i software di grafica e animazione da autodidatta, senza una laurea, ma con determinazione e voglia di esplorare.

Esperienze con Pixar, Rai, Bocelli, Bolle e Ligabue

Grandi è docente, illustratore e visual designer dinamico e innovativo. Ha scritto un saggio sulla Pixar, realtà che lo ha sempre affascinato, e ha potuto viverla dall’interno. “Sono rimasto affascinato quando sono entrato: tutti indossavano il kilt per celebrare la pre-uscita di un progetto…”

Ha collaborato con nomi celebri come Roberto Bolle per Rai1, Andrea Bocelli, e ha curato i visual per Ligabue nel 2010, a soli 24 anni. Ha partecipato anche alla mostra “Steve Jobs 1955–2011”.

La luce come elemento chiave nel visual design

Per Pietro, il filo conduttore di tutto è la luce, fondamentale nel suo lavoro fin dagli esordi con le pellicole, in un momento in cui analogico e digitale si incontravano. “Chi ha iniziato tra il 2000 e il 2005 ha vissuto gli anni più interessanti di questo passaggio…”

Video mapping, tecnologia e creatività digitale

Grandi ricorda un’epoca familiare e artigianale per il design in Italia: “Nel 2004 la parola ‘mapping’ non esisteva ancora…”. Oggi è tra i professionisti del video mapping e visual design immersivo, sempre attento all’evoluzione delle tecnologie.

Artificio: illustrazione, animazione e contaminazione

Il metodo creativo di Pietro Grandi parte dalla rielaborazione: osserva, copia e poi rielabora. Da questo approccio nasce il libro “Artificio”, che esplora la fusione tra illustrazione e animazione rompendo con le tecniche convenzionali.

Intelligenza Artificiale e design: un alleato, non un nemico

Grandi sottolinea che la tecnologia e l’AI non vanno temute: “Prendiamo ad esempio ChatGPT: può essere una base da cui partire per creare nuove idee. Ma la vera differenza la fa l’elaborazione personale.”

Il futuro del graphic design? Originalità e rapidità

Secondo Pietro, la rapidità è il vero segno distintivo del nostro tempo. Ma ciò che conta è specializzarsi davvero in ciò che si sa fare bene. “L’intelligenza artificiale non ha gusto, né tatto. L’originalità resta il nostro vero punto di forza.”

Il ruolo del suono nel visual design contemporaneo

Pietro realizza audiovisivi, live show, mostre immersive, video mapping e progetti in realtà aumentata. Spiega che “per un video serve sempre un audio che ne potenzi l’effetto: prima vediamo, poi ascoltiamo.”

Metodo di lavoro: ricerca, composizione, elaborazione

Il lavoro del visual designer è fatto di stratificazione, contaminazione, osservazione dei linguaggi e dei tempi, inclusi quelli social. Il suo metodo, ispirato al modello anglosassone, si basa su quattro fasi: ricerca, composizione, elaborazione, codifica.

Esperienza e ricerca come forma di formazione creativa

Per Grandi, fare esperienza è il modo più autentico per aprire la mente. “Bisogna insegnare a fare ricerca: usare motori specifici, visitare musei, archivi digitali, mostre… e guardare film del passato.”

Un invito a rallentare e tornare all’essenziale

In conclusione, cosa accadrebbe se tutta la fretta che ci accompagna ogni giorno – l’ansia, l’urgenza di fare, il bisogno costante di correre – la trasformassimo in momenti di vita vissuta pienamente?

Negli ultimi tempi, qualcosa si sta muovendo in questa direzione: il ritorno dell’analogico, delle macchine fotografiche Kodak, dove ogni scatto è un gesto pensato, preparato, vissuto. Forse è proprio questo ciò di cui abbiamo bisogno: meno quantità, più qualità.

 

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