
Capire come sta cambiando il lavoro non significa osservare solo i grandi numeri o le trasformazioni dei mercati. A volte significa fermarsi ad ascoltare chi oggi sta provando a costruire un’impresa, a trovare spazio, a misurarsi con un contesto che chiede visione, metodo e capacità di adattamento. È anche da qui che passa una lettura più concreta del futuro produttivo del territorio.
Venerdì 20 marzo, a Verona, NAD – Nuova Accademia del Design ospita la semifinale Nord-Est del Premio Cambiamenti CNA, l’iniziativa dedicata alle imprese e startup più innovative di Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino-Alto Adige. In questa occasione abbiamo intervistato Michele Battistella, presidente dei Giovani Imprenditori CNA Veneto Ovest e presidente dei Giovani Imprenditori CNA Veneto, per riflettere sullo stato dell’impresa giovane, sulle difficoltà che oggi incontrano le nuove generazioni e sul valore di portare questo confronto dentro un luogo di formazione come NAD.
Intervista a Michele Battistella: giovani, impresa e futuro produttivo del territorio
Nell’intervista che segue, Michele Battistella, Presidente dei Giovani Imprenditori CNA Veneto Ovest e Presidente dei Giovani Imprenditori CNA Veneto, offre uno sguardo concreto sul presente e sul futuro dell’impresa giovane a partire da un’esperienza diretta maturata sul campo. Rappresenta infatti la terza generazione della Battistella BG di Rossano Veneto, azienda specializzata nella produzione di sistemi di stiratura professionale, dove segue l’area commerciale e lo sviluppo di nuovi mercati. Il suo è un profilo che tiene insieme impresa, associazionismo e conoscenza reale del territorio. Nell’intervista ci parla delle trasformazioni che stanno ridefinendo il lavoro e lascia anche un messaggio importante agli studenti NAD: imparare a guardare alle imprese e all’artigianato contemporaneo con occhi nuovi. Non come a realtà marginali o lontane, ma come a contesti evoluti, dinamici, spesso molto vicini, nei quali progettazione, competenze e visione possono tradursi in opportunità professionali concrete. È un passaggio particolarmente significativo per NAD, che da tempo porta avanti un dialogo attivo con il mondo delle imprese e delle filiere produttive, costruendo occasioni di confronto tra formazione e realtà aziendale. Per chi studia in Veneto design, comunicazione e progettazione, questo significa anche riconoscere il valore di un territorio ricco di saperi, relazioni e possibilità reali di crescita.
Il Premio Cambiamenti viene spesso percepito come una vetrina per startup innovative. In realtà, dietro questa iniziativa sembra esserci una riflessione molto più ampia sul futuro dell’impresa giovane in Italia. Qual è oggi, secondo voi, il nodo più urgente da affrontare?
L’imprenditoria giovanile è, di fatto, la cartina tornasole della salute di un territorio. Se cresce e si rafforza significa che esiste una prospettiva di continuità per il tessuto produttivo e per il benessere economico di quell’area. Sostenere i giovani che scelgono di fare impresa, quindi, non è solo un intervento di breve periodo: è soprattutto un investimento sul futuro, perché quelle imprese che oggi nascono piccole domani potranno diventare realtà mature capaci di produrre ricchezza, lavoro e stabilità per il territorio.
Oggi però il nodo più urgente è legato a un fattore strutturale: la dinamica demografica. Stiamo entrando in una fase di forte contrazione delle nuove generazioni. Mancano già giovani lavoratori nelle imprese e, inevitabilmente, questo significa anche avere meno potenziali imprenditori nel futuro. Per questo diventa fondamentale intercettare i giovani che ci sono e incoraggiarli a considerare l’impresa come una scelta concreta per il proprio percorso professionale. C’è poi un paradosso tipico di questa fase storica. La disoccupazione è bassa e le imprese cercano personale, quindi per molti giovani la soluzione più immediata è quella del lavoro dipendente. Ma allo stesso tempo stiamo assistendo a grandi trasformazioni tecnologiche – dall’automazione all’intelligenza artificiale – che cambieranno profondamente l’organizzazione del lavoro nelle aziende. In questo scenario, anche la scelta di mettersi in proprio può rappresentare una grande opportunità.
Il vero obiettivo, quindi, è incoraggiare i giovani a non escludere a priori la strada dell’impresa. Chi ha idee, capacità e spirito imprenditoriale deve essere aiutato a trovare il coraggio di fare il salto, anche perché oggi esistono strumenti, incentivi e politiche di sostegno che possono rendere questo percorso più accessibile.
Dai dati emerge un punto interessante: molti giovani imprenditori non arrivano necessariamente da famiglie imprenditoriali, e una quota rilevante ha scelto di costruire il proprio percorso in prima persona. Questo che cosa ci dice sul desiderio di impresa oggi, al di là di una certa retorica sulla disillusione delle nuove generazioni?
Spesso si racconta che i giovani siano disillusi o poco interessati a mettersi in gioco, ma la nostra esperienza dimostra che non è così. Quando esistono le condizioni giuste, la voglia di protagonismo c’è eccome. Proprio per questo CNA Veneto Ovest ha scelto di fare un investimento importante sul rinnovamento interno, partendo da un segnale concreto: oggi abbiamo il presidente territoriale più giovane di una CNA in Italia, Diego Stimoli, che ha 33 anni ed è il primo presidente under 40 nel sistema veneto delle associazioni di categoria.
È stata una scelta simbolica ma anche operativa. Abbiamo voluto dimostrare con i fatti che i giovani non devono essere considerati solo una promessa per il futuro, ma protagonisti già nel presente. Oggi circa la metà dei nostri dirigenti artigiani ha meno di 50 anni, e questo rappresenta un cambio di passo significativo nel modo in cui un’associazione di categoria interpreta il proprio ruolo.
I risultati ci stanno dando ragione: CNA è oggi tra le realtà che crescono di più per numero di soci giovani. Questo significa che, se il contesto è aperto e disponibile ad accompagnare le nuove generazioni, i giovani rispondono e si mettono in gioco.
C’è poi un altro aspetto importante: anche il modo in cui raccontiamo l’artigianato deve evolvere. L’impresa artigiana è spesso la dimensione ideale per chi vuole iniziare un percorso imprenditoriale, perché consente di partire da un’idea e farla crescere nel tempo. Ma dobbiamo superare alcuni stereotipi e far capire che oggi l’artigianato può essere innovazione, tecnologia, progettazione e creatività.
Infine, quando parliamo di “giovani”, non dobbiamo pensare solo all’età anagrafica. Essere giovani è soprattutto una questione di mentalità: significa avere curiosità, apertura all’innovazione, voglia di formarsi e di guardare alle trasformazioni del mercato.
Uno dei temi più delicati resta quello dell’accesso alle risorse. Se un giovane oggi ha un’idea forte, ma non dispone di capitali familiari o di una struttura alle spalle, quanto è davvero libero di provarci? Il problema principale è culturale, bancario, fiscale o di sistema?
Quando si parla di accesso alle risorse per i giovani imprenditori, la risposta è necessariamente una combinazione di fattori: culturali, bancari e più in generale di sistema, mentre la componente fiscale pesa meno ma resta comunque rilevante.
Partendo dal credito, è vero che negli ultimi anni si è registrata una maggiore difficoltà per le piccole imprese ad accedere ai finanziamenti. Tuttavia questo dato va interpretato con attenzione. Molte analisi si basano sulle classificazioni utilizzate da Banca d’Italia, che non includono tra le piccole imprese molte società a responsabilità limitata che, nella realtà del nostro tessuto produttivo, avrebbero dimensioni tipiche proprio della piccola impresa.
Queste realtà vengono invece conteggiate tra le medie imprese. Di conseguenza, quando si afferma che il credito alle piccole imprese è in calo, in realtà manca una parte significativa del sistema produttivo che non viene considerata in quella categoria, rendendo difficile avere una fotografia pienamente precisa della situazione.
Detto questo, è vero che il credito oggi viene concesso con criteri più severi, ma questo ha anche un effetto selettivo positivo: tende a favorire progetti più solidi e imprenditori più preparati.
Un altro elemento fondamentale riguarda la conoscenza degli strumenti disponibili. Molti giovani non sanno che esistono strumenti pensati proprio per facilitare l’accesso al credito, come il sistema dei confidi. Nel nostro territorio, ad esempio, è nata Finergis, realtà frutto della collaborazione tra CNA e Confindustria, che accompagna le imprese nel dialogo con il sistema bancario e facilita l’accesso ai finanziamenti e ai contributi.
A questo si aggiungono bandi e incentivi pubblici che spesso restano poco utilizzati semplicemente perché non vengono conosciuti. Programmi come “Autoimpiego Centro-Nord”, per esempio, prevedono contributi importanti per giovani che vogliono avviare un’attività.
Infine c’è anche un aspetto fiscale che viene spesso sottovalutato. In molti casi l’avvio di un’attività artigiana può garantire vantaggi fiscali e contributivi che rendono questa scelta più conveniente rispetto ad altre forme di lavoro autonomo. Anche su questo serve maggiore informazione e cultura d’impresa.
Il Nord-Est continua a essere raccontato come uno dei territori più dinamici del Paese, eppure anche qui il ricambio imprenditoriale mostra segnali di fragilità. Qual è il rischio concreto, secondo voi, se non si interviene ora su avvio e continuità d’impresa?
L’imprenditoria giovanile è la cartina di tornasole del benessere futuro di un territorio. Se il Nord-Est vuole continuare a essere una locomotiva economica deve investire con decisione proprio sull’impresa giovane e sulla continuità delle attività esistenti.
Questo significa agire su due fronti: incoraggiare i giovani ad avviare nuove imprese e accompagnare le aziende già esistenti nei percorsi di passaggio generazionale. Spesso si pensa che, se non ci sono figli interessati a continuare l’attività, l’impresa sia destinata a chiudere quando il titolare andrà in pensione. In realtà non deve essere così.
Un’azienda rappresenta un valore economico e sociale che può essere preservato anche attraverso altre strade, come la cessione ad altre imprese del settore o il passaggio a collaboratori che nel tempo sono cresciuti all’interno dell’azienda.
A questo si aggiunge un fattore strutturale: la dinamica demografica. Nei prossimi anni ci saranno meno giovani e quindi anche meno potenziali imprenditori. Se non si interviene ora, il rischio è che molte imprese si spengano semplicemente perché manca chi possa raccoglierne il testimone.
C’è poi il tema del passaggio generazionale, che in Italia viene evocato spesso ma affrontato raramente in modo strutturale. Perché oggi è ancora così difficile rilevare un’impresa esistente e trasformarla in un progetto nuovo, invece di essere accompagnati davvero in quel passaggio?
Il tema del passaggio generazionale ha diverse facce. La prima è culturale. In molte imprese italiane la generazione che ha costruito l’azienda fatica a lasciare spazio a chi arriva dopo. Perché il passaggio generazionale funzioni, invece, è necessario accettare che la nuova generazione possa aggiungere qualcosa di proprio, portando innovazione e nuove idee.
Accanto a questo c’è il tema dell’accompagnamento. I giovani devono essere messi nelle condizioni di assumersi responsabilità reali e prepararsi a diventare protagonisti all’interno dell’impresa. Allo stesso tempo bisogna lavorare anche con gli imprenditori che non hanno un ricambio familiare, valorizzando collaboratori o dipendenti che possono diventare i nuovi titolari.
Questo può rendere di nuovo attrattivo il lavoro nelle imprese artigiane e locali, dove esiste una possibilità concreta di crescere insieme all’azienda e incidere davvero sul suo sviluppo.
La scelta di tenere questa semifinale a Verona, negli spazi di NAD, porta il confronto dentro una scuola che lavora sul progetto, sulla cultura visiva, sulla manifattura evoluta, sul rapporto tra idea ed esecuzione. Quanto conta, per voi, che il tema dell’impresa entri in dialogo con i luoghi della formazione?
Il dialogo tra scuola e impresa è fondamentale. La formazione non può essere separata dalle esigenze reali del sistema produttivo. Se la scuola non si confronta con il mondo dell’impresa, rischia di non preparare competenze realmente utili.
Per questo portare iniziative come questa dentro luoghi della formazione ha un valore concreto: significa creare occasioni di confronto diretto tra chi studia e chi fa impresa. Il rapporto con il mondo della formazione riguarda istituti tecnici, scuole professionali e università, che possono portare dentro il sistema delle piccole imprese competenze fondamentali come design, creatività, progettazione e innovazione.
La scelta di NAD è significativa proprio per questo: è un luogo in cui creatività, tecnica e cultura del progetto si incontrano.
Tra le realtà in gara compaiono ambiti molto diversi tra loro: intelligenza artificiale, economia circolare, salute, manifattura avanzata, moda sostenibile, tracciabilità, servizi evoluti. Che immagine del nuovo imprenditore del Nord-Est emerge da questa selezione? È cambiato anche il modo in cui oggi si intende fare impresa?
Il Premio Cambiamenti ha ormai una storia consolidata e questo permette di osservare come stia evolvendo il profilo di chi partecipa. Nelle prime edizioni spesso arrivavano imprenditori agli inizi del loro percorso. Oggi vediamo sempre più imprese che si presentano con un approccio molto più strutturato e professionale.
Il fatto che molte operino in ambiti come intelligenza artificiale, sostenibilità o servizi evoluti dimostra che anche nei nostri territori esistono competenze capaci di aprire nuove frontiere del fare impresa. Questo permette anche di raccontare in modo più completo il mondo dell’artigianato. Non è un modello del passato, ma un sistema produttivo capace di intercettare le trasformazioni del mercato e di innovarsi.
Se dovesse lasciare un messaggio agli studenti che assisteranno ai pitch a NAD, quale sarebbe? Che cosa dovrebbe capire oggi chi studia design, comunicazione o progettazione sul rapporto tra creatività, metodo e impresa?
Il primo messaggio riguarda proprio il modo in cui oggi dobbiamo guardare all’artigianato. Non è più l’immagine della bottega del passato, ma una grande opportunità professionale che si trova spesso vicino a casa. Le imprese artigiane oggi lavorano con tecnologie, competenze e modelli organizzativi che non hanno nulla da invidiare alla grande industria, con un vantaggio: la possibilità per chi entra di incidere davvero sul percorso dell’azienda.
Il secondo messaggio riguarda il valore del territorio. Chi studia design, comunicazione o progettazione acquisisce competenze fondamentali per lo sviluppo delle imprese locali. È importante che i giovani siano consapevoli del patrimonio che hanno vicino: il nostro territorio offre già molte opportunità per costruire percorsi professionali di qualità e contribuire alla crescita del sistema economico locale.

